Le virtù della pipì (e non solo) al tempo dei romani

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Chi le usava per sbiancare gli abiti e chi per curare gli animali. Urine e feci al tempo di romani erano così utili e preziose che la loro raccolta venne persino tassata.

La scienza ci dice che i batteri trasformano l’urea presente nell’urina in ammoniaca: il poeta romano Catullo (54 a.C.) non poteva saperlo, ma conosceva senz’altro il potere sbiancante dell’urina… sui denti, di cui parla espressamente in uno dei suoi Carmina, segno che era una prassi adottata dai suoi contemporanei.

L’ammoniaca nelle urine veniva usata anche per sbiancare le toghe, in verità: le toghe venivano raccolte in grandi tini colmi di urina e gli uomini vi saltavano sopra; poi usavano la cenere per contribuire a sciogliere lo sporco accumulato sui tessuti, realizzando, di fatto, una sorta di precursore della lavatrice.

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CIBO CRUDO

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